*Principio attivo*

±3,4-Metilenediossi-N-metamfetamina (MDMA)

*Nomi alternativi*

Ecstasy, Molly, MD, Adam, Maddalena

*Tipologia*

Entactogeno/empatogeno

*Aspetto*

Pillola, polvere, cristalli

*Metodo di assunzione*

Ingestione (la più frequente)

Intranasale

*Un po’ di storia*

Sostanza accompagnata da numerose leggende metropolitane e false informazioni, non solo legate ai suoi effetti, ma anche alla sua storia. Dalle ricostruzioni dei documenti ufficiali dell’epoca, oggi sappiamo che fu sintetizzata per la prima volta dalla casa farmaceutica Merck nel 1912, probabilmente come precursore per la sintesi di un agente emostatico. Tuttavia, la molecola non fu presa in considerazione e fu considerata di scarso interesse. Negli anni ’70, però, il mitico dottor Alexander “Sasha” Shulgin la rivalutò e ne scoprì gli straordinari effetti psicotropi, proponendo possibili utilizzi clinici, soprattutto in psicoterapia.

Negli anni ‘80 si diffuse l’uso dell’MDMA come droga ricreazionale in ambienti legati alla musica e alla vita notturna e per questo, nel 1985, negli USA decisero che la molecola era pericolosa e senza nessun potenziale terapeutico, inserendola nella lista delle sostanze illegali come “classified as schedule I drug”. Nonostante questo, il suo consumo è aumentato negli anni ’90 in parallelo con la crescita della scena rave ed elettronica, fino ad un plateau negli anni 2000.

*Purezza*

Esistono diversi laboratori indipendenti che testano le sostanze psicotrope comprate nei canali illegali, a cui chiunque può inviare un campione della sostanza acquistata per testarne la composizione. Il più famoso database che raccoglie i dati ottenuti da diversi laboratori è Ecstasy Data, liberamente consultabile online (www.EcstasyData.org).

Da uno studio ufficiale che ha preso in considerazione 4063 campioni analizzati tra il 1996 e il 2017, scopriamo che solo il 43% contenevano MDMA pura. Il resto era stato adulterato (18%) o, addirittura, NON conteneva affatto MDMA (39%).

Le sostanze più utilizzate come taglio sono solitamente stimolanti (55% – caffeina, metamfetamina, trifluorometilfenilpiperazina, benzilpiperazina, pseudoefedrina), sostanze con un effetto empatogeno simile all’MDMA (20% – metilendiossiamfetamina, metilenediossietilamfetamina, metilone) e dissociativi (11% – destrometorfano, ketamina).

*Dosaggi* (per via orale)

Normali: 75 – 125 mg

Forti: 125 – 180 mg

Pesanti: > 180 mg

Variano in base al peso corporeo e alla sensibilità individuale ma, in generale, dosaggi superiodi a 160 – 200 mg provocano importanti effetti collaterali anche molto gravi come la SINDROME SEROTONINERGICA.

*Tempistiche* (per via orale)

Inizio effetti: 20 – 60 min

Picco: 1.5 – 2.5 h

Scomparsa effetti: 1 – 1.5 h

TOTALE: 3 – 6 h

Effetti secondari: fino a 48 h

Visto che “sale” anche dopo 1 h, attenti a non prenderne troppa perché non “sta salendo”. ASPETTATE!

*Dipendenza*

Nessuna dipendenza fisica ma può esserci una forte dipendenza psicologica.

*Tolleranza*

Elevata nel breve periodo: se consumate la serotonina e non lasciate il tempo al vostro cervello di ripristinare le riserve, l’MDMA non potrà agire, obbligandovi ad alzare i dosaggi ma sentendo comunque molto meno l’effetto, ed amplificando di conseguenza gli effetti collaterali pericolosi.

Tolleranza crociata con altre droghe che presentano meccanismi d’azione simili, soprattutto psichedelici (LSD, Psilocibina, ecc…).

*Meccanismo d’azione*

L’MDMA, così come la molecola madre da cui deriva, cioè l’amfetamina, fa parte dei cosiddetti “releaser”. Queste molecole, infatti, agiscono principalmente tramite il rilascio dei neurotrasmettitori chiamati monoammine: SEROTONINA (5-HT), DOPAMINA (DA) e NORADRENALINA (NOR).

L’amfetamina agisce principalmente provocando un rilascio enorme di DA e NOR, mentre la modifica nella molecola che porta alla formazione dell’MDMA genera un drastico cambiamento nel profilo farmacologico, provocando selettivamente soprattutto un rilascio di 5-HT e NOR. Nonostante abbia perso l’elevata affinità per la DA, il suo rilascio provocato dalla molecola è stato descritto in alcune aree cerebrali, e può contribuire attivamente agli effetti percepiti. Ma come fa ad agire in questo modo sui neuroni?

Proviamo prima di tutto a semplificare come funziona una sinapsi: immaginate due persone che parlano una di fronte all’altra. Ecco, lo spazio tra le due persone è lo spazio sinaptico, in cui le parole vengono rilasciate da chi parla (parte pre-sinaptica) fino ad arrivare a chi ascolta (post-sinaptica). Il neurone che “parla”, per essere sicuro che l’altro riceva il messaggio, parla più del necessario. Chi ascolta prende le parole che bastano a capire il messaggio… e dell’eccesso di parole, cioè di neurotrasmettitore, cosa ne fa? Per non rischiare di sovraeccitare il neurone post-sinaptico, la parte pre-sinaptica effettua la ricaptazione retrograda, cioè si riprende l’eccesso di neurotrasmettitore.

Ogni monoammina sarà ricaptata dal suo trasportatore retrogrado specifico: la 5-HT dal SERT, la DA dal DAT e la NOR dal NET.

Sembra una cosa banale, ma è un processo regolato da decine e decine di proteine specifiche e segnali complessi.

Anche se l’effetto è mediato dalle diverse monoammine, per semplicità ci concentriamo sulla serotonina (5-HT), la principale protagonista.

L’MDMA prende in giro il neurone presinaptico e, avendo una struttura simile alla 5-HT, riesce a penetrare nella cellula tramite il suo trasportatore retrogrado SERT.

Una volta penetrata nel neurone, provoca i seguenti effetti (vedi Figura):

1) Inibizione competitiva della ricaptazione (SERT)

Già dalle prima fasi, il fatto di essere trasportata all’interno della cellula tramite il trasportatore SERT al posto della 5-HT, significherà una minor quantità di 5-HT riportata all’interno del neurone pre-sinaptico, e quindi più neurotrasmettitore nello spazio sinaptico che andrà a sovraeccitare il neurone post-sinaptico.

2) Inibizione del trasportatore vescicolare e inversione del trasporto (VMAT2)

I neurotrasmettitori sono solitamente racchiusi all’interno di vescicole nella cellula, pronti ad essere secreti. L’MDMA, invece, una volta all’interno della cellula, fa fuoriuscire tutta la 5-HT dalla vescicola, riversandola nel citoplasma.

3) Inversione della direzione del trasportatore di membrana (SERT)

Questo trasportatore, come abbiamo appena spiegato, riprende la 5-HT secreta in eccesso e la riporta all’interno della cellula. L’MDMA, tramite un’azione indiretta sul recettore TAAR1, cambia la direzione del trasporto di SERT. Quindi il SERT prenderà tutta la 5-HT riversata nel citoplasma e la butterà fuori. Questo provocherà il riversamento di una ENORME quantità di neurotrasmettitore e quindi una IPERECCITAZIONE del neurone post-sinaptico, oltre all’impossibilità di ricaptarla nel neurone pre-sinaptico.

4) Inibizione delle Monoaminossidasi (MAO)

Se non bastasse, l’MDMA inibisce anche gli enzimi che degradano la 5-HT, amplificando maggiormente la sua azione.

In poche parole, l’MDMA va dal vostro neurone serotoninergico, induce un maggior rilascio di serotonina, ne blocca il recupero e ne inibisce l’eliminazione. Tutto questo, come potete intuire, porta ad un aumento devastante dei livelli di serotonina che… BOOM! Vi porta in paradiso.

Lo stesso effetto avverrà sui neuroni noradrenergici e, in misura minore, sui dopaminergici.

La molecola mostra anche diversi meccanismi secondari: lega i recettori noradrenergici, istaminergici e muscarinici, amplificando gli effetti di noradrenalina, istamina, GABA ed acetilcolina, influenzando umore, termoregolazione e attività del sistema nervoso autonomo.

*Effetti desiderati*

L’azione della serotonina, e in parte anche di dopamina e noradrenalina, producono gli effetti desiderati dagli utilizzatori: rilassamento, euforia, eccitazione, incremento della socialità, lievi allucinazioni.

Più il dosaggio aumenta più gli effetti indesiderati prenderanno il sopravvento su quelli ricercati.

A dosaggi normali (75 – 125 mg) produce effetti misti tra psicostimolanti e allucinogeni, portando ai cosiddetti effetti entactogeni/empatogeni, ovvero aumento di empatia e di vicinanza psicologia e fisica con le altre persone.

*Effetti indesiderati*

Come riconoscere chi si è fatto di MDMA? I segnali più famosi sono lo “smascellamento” e le pupille dilatate accompagnate da uno sfattume unico nel suo genere.

Andiamo nel dettaglio con l’elenco degli effetti indesiderati descritti dagli sciiiiiienziati.

  • Mal di testa
  • Bruxismo (digrignamento dei denti) e trisma (contrazione involontaria dei muscoli masticatori), cioè il classico smascellamento, effetti dovuti principalmente a dopamina e serotonina
  • Nausea, qualcuno inizia anche a vomitare come la protagonista dell’esorcista
  • Aumento di pressione sanguigna e battito cardiaco, agitazione, palpitazioni, sintomi dovuti agli effetti secondari adrenergici e all’aumento dei livelli di norepinefrina
  • Aumento ritenzione idrica, dovuto al rilascio di arginina e vasopressina e questo, combinato ad una ingestione eccessiva di acqua, può portare ad iponatremia fatale, coma, edema cerebrale, epilessia e morte
  • Iperattività
  • Insonnia
  • Sindrome delle gambe senza riposo
  • Difficoltà di concentrazione e stanchezza

*Rischi*

L’MDMA è da sempre demonizzata come molecola molto pericolosa e, soprattutto, neurotossica. Tuttavia, sono pochi gli studi attendibili effettuati con dosaggi simili a quelli utilizzati per uso ricreativo: è assodato che dosi massicce di MDMA uccidano i neuroni serotoninergici, ma sono dosi che non vengono mai raggiunte nella vita reale.

Non fraintendetemi, bisogna stare molto attenti ai dosaggi e alle tempistiche di utilizzo perché può portare effetti indesiderati gravi, ma proviamo ad approcciarci a questa molecola in modo razionale, tenendo da parte le leggende metropolitane.

I rischi più importanti e pericolosi sono dovuti a:

  • IPERTERMIA, cioè l’incremento della temperatura corporea;
  • IPONATREMIA, cioè la riduzione della concentrazione di sodio nel plasma, unita alla forte DISIDRATAZIONE;
  • SINDROME SEROTONINERGICA, l’eccessivo rilascio di serotonina, oltre ai due effetti sopraelencati, porta ad una vera e propria sindrome che si può manifestare con un ampio spettro di sintomi da lievi (sudorazione, agitazione, confusione, tachicardia, diarrea, tremori, ecc.) fino a portare a convulsioni, rigidità muscolare, coma e morte.

Per le sostanze psicotrope ci si concentra spesso sugli eventuali effetti dannosi a livello cerebrale, dimenticando che queste molecole agiscono anche su altri organi e, spesso, è proprio a livello periferico che possono portare a conseguenze pericolose.

L’aumento di pressione sanguigna e del battito cardiaco dovuti all’assunzione di MDMA può portare ad aritmie fatali, infarto del miocardio, dissezione dell’aorta ed emorragie intracraniche.

Anche a livello epatico sono stati riportati effetti importanti, con casi di epatotossicità grave e fulminante.

*Cosa fare*

Se avete deciso di utilizzare l’MDMA, seguite le buone norme della riduzione del danno. Questo proteggerà voi dai rischi più importanti, vi farà godere il più possibile gli effetti che state ricercando e non rovinerà la festa né a voi né agli altri. Non siate incoscienti e non siate egoisti. Può sembrare cinico, ma pensate che una vostra scelta sbagliata può portare conseguenze disastrose non solo su voi stessi, ma anche su tutti gli altri che sono con voi, fino a mettere i bastoni tra le ruote anche a tutte le battaglie che faticosamente si portano avanti per promuovere un utilizzo consapevole delle sostanze.

Se non avete la possibilità di testare la purezza della sostanza acquistata, è sempre bene partire da dosaggi molto bassi. Se avete una pasticca, ad esempio, non assumetela MAI intera ma partite sempre da 1/2 o 1/4, soprattutto se pesate sotto i 50 – 60 kg.

Le tempistiche per la salita degli effetti possono variare tra i 20 e i 60 minuti, in modo molto soggettivo ed imprevedibile. Può dipendere dal metabolismo personale, dallo stomaco pieno, e da tante altre variabili che non possiamo controllare. Non fatevi prendere dall’impazienza e aspettate almeno 90 minuti prima di decidere di prenderne ancora “perché non sale”. Anzi, se non è salita per 90 minuti significa che quello che avete assunto non era MDMA ma sostanze di taglio di cui non conoscete la natura né tantomeno le possibili interazioni con la molecola che volete assumere. Forse è meglio rimandare alla prossima volta.

Non sforzatevi nel trattenervi se sentite il bisogno di vomitare.

Quando arrivano gli effetti, soprattutto se avete utilizzato un dosaggio troppo alto, potrete sentire un “body load” fastidioso, vampate di calore e, soprattutto, nausea fino al vomito improvviso e totalmente incontrollabile. Questo, sicuramente, è un segnale che avete esagerato… ma non spaventatevi, mantenete la calma, affidatevi ad amici più lucidi e soprattutto contrastate il più possibile la disidratazione e l’ipertermia.

Bevete molta acqua, ma non troppa. La quantità consigliata è di 0.5 L ogni ora, ma dipenderà dalla dose assunta e da quanta acqua si sta perdendo, ad esempio ballando. Anche se l’acqua è fondamentale, sarebbe meglio integrare elettroliti e sali minerali con bevande apposite, per evitare il rischio di iponatremia dovuta all’assunzione di troppa acqua povera di questi elementi essenziali. Provate anche a urinare un paio di volte nell’arco delle 4 – 6 ore dell’effetto anche se non sentite lo stimolo. Se siete in una festa e state ballando, questo servirà inoltre come pretesto per fare una pausa e rilassarvi.

Molto importante contrastare l’aumento della temperatura corporea. Scopritevi il più possibile e rinfrescatevi continuamente bagnandovi con acqua fresca il viso, la testa, il collo e i polsi.

L’MDMA provoca un forte stress in tutto il corpo, dal cuore al fegato e, soprattutto, nel cervello in cui spreme i neuroni serotoninergici portando ad un deficit di 5-HT nei giorni o nelle settimane successive. È quindi buona norma fare lunghe pause tra un’assunzione e l’altra, di almeno 3 – 6 mesi. Ricordate che più ne utilizzate, sia come quantità che come frequenza, più il “down” sarà forte e meno sentirete gli effetti.

Se provate uno stato depressivo nei giorni successivi, contrastatelo facendo movimento fisico e attività piacevoli, mangiate bene, state in compagnia e tenete la mente impegnata. Appena il cervello tornerà in equilibrio starete bene.

Potete aiutare il sistema nervoso a ripristinare le riserve di 5-HT mangiando cioccolato fondente o altri cibi ricchi in triptofano, il precursore della serotonina. È possibile acquistare in farmacia anche integratori di 5-HTP, il precursore diretto, la molecola intermedia tra il triptofano e la 5-HT. Questo, però, può essere rischioso se si sbagliano le tempistiche di assunzione, perché sembra avere un effetto di inibitore della ricaptazione della 5-HT (effetto SSRI), inibendo quindi l’effetto dell’MDMA se assunto prima, o amplificando il down se assunto subito dopo.

*Interazioni*

Mischiare sostanze diverse è sempre un rischio che, secondo le pratiche per la riduzione del danno, sarebbe sempre da evitare.

Non usare MAI con:

  • ALCOL: a causa dell’aumento pericoloso del rischio disidratazione;
  • ANTIDEPRESSIVI (SSRI): gli SSRI sono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. La loro azione antidepressiva, infatti, è mediata proprio dal blocco del trasportatore SERT per aumentare la concentrazione di serotonina nello spazio sinaptico. Potete quindi intuitivamente immaginare che, se il SERT è bloccato, l’MDMA non potrà entrare nel neurone serotoninergico e non potrà svolgere la sua azione di “releaser” del neurotrasmettitore, inibendo tutti gli effetti principali ricercati.

Questo porta ad un rischio altissimo di sovradosaggio perché si è spinti a consumarne ancora perché non si sente l’effetto. Se l’azione sulla serotonina è inibita, però, tutti gli altri target sono liberi. Quindi l’MDMA agirà in maniera efficace sulla noradrenalina, sulla dopamina e su tutti i target secondari, quindi il sovradosaggio può portare effetti molto pericolosi. Ricordate, inoltre, che gli SSRI funzionano solitamente con l’accumulo e hanno spesso un’emivita molto lunga. Per questo, per essere sicuri di aver eliminato dal corpo gli SSRI possono servire anche 1 o 2 settimane di stop dell’assunzione.

  • COCAINA e altre molecole “BLOCKER”: La cocaina agisce come blocker, in maniera molto efficiente su tutti i trasportatori retrogradi delle monoammine (SERT, DAT e NET). Il suo utilizzo inibirà l’effetto dell’MDMA.
  • TRAMADOLO: è un oppiaceo con un’azione particolare, perché agisce anche da “blocker” per la serotonina (tramite il SERT) e la noradrenalina (tramite il NET). Questo blocca l’effetto dell’MDMA, come già descritto per gli SSRI e altri blocker. Questa doppia azione di stimolazione dei recettori µ-oppioidi e blocco della ricaptazione delle monoammine sembra essere coinvolta in un effetto collaterale grave di questa molecola: l’induzione di convulsioni. Non è un effetto molto comune ed è spesso legato all’utilizzo di alti dosaggi, anche se in letteratura sono stati descritti casi in cui le convulsioni sono state indotte anche a dosaggi normali. Meglio, quindi, non mischiare mai questa sostanza con altre molecole psicotrope.
  • MAO INIBITORI: bloccano gli enzimi deputati al metabolismo, e quindi all’eliminazione, delle monoammine. Anche l’MDMA ha un effetto da MAO inibitore e queste sostanze lo amplificano pericolosamente, aumentando drasticamente il rischio di crisi serotoninergica e conseguenze anche fatali;
  • ECCITANTI (amfetamine, cocaina): aumentano il rischio di danni al sistema cardiocircolatorio.
  • ALLUCINOGENI (LSD, DMT, Psilocibina): gli allucinogeni classici agiscono tramite i pathway della serotonina, legando direttamente i suoi recettori. Gli effetti del mix (la co-assunzione di MDMA ed LSD è chiamata in gergo “candy flip”) sono amplificati e imprevedibili, e portano ad un aumento della disidratazione.

*Uso terapeutico*

Negli anni ’60 l’LSD fu messa al bando e i “terapisti psichedelici” iniziarono ad esplorare nuove sostanze. Dalla riscoperta dell’MDMA in quegli anni fino alla sua messa al bando nel 1985 fu ampiamente utilizzata in diverse terapie. Negli anni ’90 scoppiò la competizione tra i terapisti che ne dichiaravano l’uso sicuro in modalità controllata, e la comunità (media e politici) che la riteneva una pericolosa droga di strada. La ricerca clinica sulla sostanza è riuscita comunque a proseguire ritrovando negli ultimi anni nuova approvazione dalla comunità scientifica.

Ma quali sono gli effetti ricercati da questi psicologi fricchettoni? Non vorranno certo vedere i propri pazienti smascellare ballando al ritmo di un antifurto per auto appena usciti dal loro studio!

Oltre a tutti gli effetti sopra elencati, l’attività di 5-HT1A e 5-HT1B attenua le sensazioni di depressione e ansia, riduce le sensazioni di paura mediate dell’amigdala e aumenta la fiducia in se stessi. L’estinzione della paura a livello dell’amigdala (complesso nucleare fondamentale per l’elaborazione delle emozioni) sembra essere mediata da un rilascio del fattore neurotrofico BDNF e questo porta ad una più facile elaborazione terapeutica di ricordi dolorosi.

Dopamina e noradrenalina portano ad eccitazione e consapevolezza promuovendo il successo della terapia e l’eliminazione della paura.

La termoregolazione, dovuta all’attivazione del recettore alpha 2, a livelli controllati può portare ad un effetto secondario di rilassamento e lieve sedazione, benefico in caso di iperattività.

Il rilascio indotto di ossitocina aumenta maggiormente l’effetto empatico e riduce l’effetto di stress ed ansia.

Enjoy!

Duckbill

**Bibliografia**

L’autore è consapevole dell’importanza delle esperienze personali e dell’aneddotica in questo campo, ma ricordo che questa rubrica è prettamente SCIENTIFICA e si basa solo su articoli ufficiali pubblicati in riviste peer reviewed.

Diffidate da chi parla di scienza senza citare le fonti o utilizzando fonti non scientifiche.

  • Bonsignore et al. MDMA Induced Cardio-toxicity and Pathological Myocardial Effects: A Systematic Review of Experimental Data and Autopsy Findings. Cardiovasc Toxicol, 2019; 19: 493-499. Doi: 10.1007/s12012-019-09526-9.
  • Dobry et al. Ecstasy Use and Serotonin Syndrome: A Neglected Danger to Adolescents and Young Adults Prescribed Selective Serotonin Reuptake Inhibitors. Int J Adolesc Med Health, 2013; 25: 193-199. Doi: 10.1515/ijamh-2013-0052.
  • Figurasin R and Maguire NJ. 3,4-Methylenedioxy-Methamphetamine (MDMA, Ecstasy, Molly) Toxicity. 2019. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK538482/
  • Freudenmann et al. The origin of MDMA (ecstasy) revised: the true story reconstructed from original documents. Addiction, 2006; 101:1241-5. Doi: 10.1111/j.1360-0443.2006.01511.x.
  • Pantoni MM and Anagnostaras SG. Cognitive Effects of MDMA in Laboratory Animals: A Systematic Review Focusing on Dose. Pharmacol Rev, 2019; 71:413-449. Doi: 10.1124/pr.118.017087.
  • Simmler LD and Liechti ME. Pharmacology of MDMA- And Amphetamine-Like New Psychoactive Substances. Handb Exp Pharmacol, 2018; 252: 143-164. Doi: 10.1007/164_2018_113.
  • Sessa et al. A Review of 3,4-methylenedioxymethamphetamine (MDMA)-Assisted Psychotherapy. Front Psychiatry, 2019; 10: 138. Doi: 10.3389/fpsyt.2019.00138.

Una replica a “SCHEDA: MDMA / ECSTASY”

  1. […] abbiamo già descritto parlando dell’azione dell’MDMA (https://drserotonino.com/2024/08/30/scheda-mdma-ecstasy/), l’azione dei neurotrasmettitori è finemente regolata in tutte le fasi: sintesi, rilascio, […]

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